ROBERTO SALOMONE
BASSO: PENSIERI IN LIBERTA'
In queste pagine ho riassunto alcune mie opinioni-pensieri sul basso elettrico. Non sono necessariamente
legate da un filo logico, sono appunto "pensieri in libertà".
DESCRIVERE IL SUONO DEL BASSO
Questo è un capitolo delicato, descrivere a parole il suono dello strumento non è facile ma soprattutto stiamo attenti al fatto che non tutti
diamo la stessa interpretazione agli aggettivi, quindi c’è il forte rischio di attribuire significati diversi. Ecco alcuni tra gli aggettivi che spesso
si utilizzano per descrivere il suono del basso (alcuni onestamente sono davvero un po’ oscuri e discutibili):
- suono “ciccio”
- suono finto
- suono plasticoso
- suono “trasparente”
- suono hi-fi
- suono brillante
- suono medioso
- suono “gonfio”
- suono di legno
- suono di elettronica
- ……
Il mio consiglio è sempre valutare il suono provando direttamente lo strumento seguendo alcune importanti avvertenze:
- verificare che lo strumento abbia un set-up decente (corde fresche, action media, pick-up correttamente posizionati come altezza,
manico ben regolato)
- utilizzare potendo il proprio ampli ma, siccome spesso non è possibile, cercare un ampli che magari un po’ si conosce e comunque
utilizzare l’ampli con tutte le regolazioni in flat.
In assenza di una prova diretta ascoltare qualche clip in giro per la rete può comunque aiutare a farsi un’idea del suono del basso,
certamente più che leggere parole come “suono finto”, “suono di legno” e altre cose simili.
BASSI INDUSTRIALI E BASSI DI LIUTERIA
Spesso capita di ascoltare/leggere opinioni più o meno discordanti sui bassi industriali e sui bassi di liuteria. Alcuni considerano i primi
degli strumenti mediocri mentre i secondi degli strumenti fantastici. Personalmente in oltre trent’anni che suono il basso sono passato un
po’ sulle diverse “sponde”, usando sia i bassi industriali sia i bassi di liuteria, e qualche mia idea personale basata sull’esperienza me la
sono fatta.
Io ho cominciato a suonare in un periodo in cui i bassi di liuteria praticamente non esistevano, il punto d’arrivo era avere un bel Fender e per
circa vent’anni ho suonato sempre bassi industriali, usandone diversi ma principalmente dei Fender Jazz (parliamo sempre di bassi a 4
corde). Poi, quando mi sono avvicinato al jazz e alla fusion (fondamentalmente sono sempre stato un bassista pop e funk) mi è preso il
“trip” per il basso 6 corde e da allora ho cominciato ad avvicinarmi ai bassi di liuteria, spinto dalla necessità di avere un 6 corde su misura.
In questa ricerca ho avuto modo di provare molti bassi di liuteria, alcuni davvero ottimi, altri che onestamente lasciavano a desiderare,
alcuni molto costosi, altri più abbordabili. Ho potuto verificare che spesso i liutai hanno idee diverse e soluzioni diverse per raggiungere un
certo risultato, hanno spesso valutazioni diverse tra loro su come suonano i legni, come suonano i pick-up ecc. Spesso non è facile fare
capire al liutaio qual è il risultato sonoro che ti aspetti, e quindi in genere i bassi di liuteria sono sempre un’incognita.
In sintesi quindi direi: vale la pena cercare nella liuteria quando si vuole uno strumento su misura per le proprie esigenze che di fatto sul
mercato non esiste. Non vale la regola che uno strumento di liuteria è per definizione di ottima qualità, esattamente come non vale la regola
che gli strumenti industriali sono mediocri. Esistono ottimi strumenti e strumenti mediocri in entrambe le realtà, quindi la buona qualità non
deve essere il motivo che spinge alla ricerca di uno strumento di liuteria, ma solo la forte personalizzazione.
Nel mio percorso musicale oggi sono tornato al basso a 5 corde e in particolare il mio suono lo trovo praticamente perfetto con il Fender
Jazz. E’ stato un po’ un cerchio che si è richiuso sul punto di partenza. Il Fender Jazz è il mio basso.
FENDER HA UNA QUALITA’ ALTALENANTE…
Questa è una frase che capita spesso di sentire girando in internet, e sono forse in parte d’accordo ma è meglio chiarire il significato di
quanto intendo io.
I bassi Fender sono di fatto prodotti industriali realizzati in grandi quantità (ad eccezione del Custom Shop). Gran parte delle lavorazioni fatte
oggi con macchinari tecnologicamente evoluti garantiscono uno standard qualitativo, specialmente dimensionale, omogeneo su tutta la
produzione. In questo senso quindi i Fender attuali sono sicuramente più omogenei di quelli prodotti in passato. I bassi però sono costruiti
in legno, e ogni taglio di legno è diverso da un altro. Inoltre Fender produce prevalentemente bassi passivi che più di altri risentono dei legni
con cui sono costruiti. Quindi la vera differenza tra un basso e un altro non è tanto in una variabilità degli standard qualitativi di Fender
(migliori oggi che in passato) quanto nel fatto che due pezzi di legno non saranno mai uguali tra loro. Ma questo da solo non basta a
spiegare l’opinione che i Fender suonano alcuni bene e alcuni male. In realtà i Fender si trovano un po’ in tutti i negozi di strumenti musicali
e tutti hanno avuto modo di provarli; sicuramente però non tutti i bassi provati erano nelle stesse condizioni, perché troppo spesso i
negozianti non curano gli strumenti che hanno in negozio. Un basso andrebbe provato nelle sue condizioni migliori, con corde fresche e un
set-up adeguato. Confrontare quindi strumenti con set-up diversi, alcuni con corde fresche e altri con corde marce, porterà inevitabilmente a
conclusioni differenti.
Tenuto conto quindi di quanto esposto sopra, personalmente ritengo che la qualità degli strumenti Fender sia mediamente elevata, e che
pur essendo possibili sfumature tra i diversi strumenti, in realtà la variabilità resta abbastanza contenuta.
IL SUONO LO FANNO LE DITA….
Altra frase usata spesso quando si parla di basso. Anche in questo caso bisogna capire che cosa si intende. Sicuramente il “timbro” di uno
strumento è caratteristico e non bastano le dita a cambiarlo: un Fender Jazz non suonerà mai come un Musicman Stingray,
indipendentemente da chi lo suona. Ma è altrettanto vero che lo stesso basso in mano a due bassisti diversi suonerà in modo diverso. Il
suono di un bassista secondo me nasce prima di tutto nella testa. A questo punto è inevitabile che si vada in cerca dello strumento più
idoneo a riprodurre quel tipo di suono (strumento prima e amplificazione poi), e a questo punto davvero le proprie dita faranno la differenza.
Se ripenso a quando ero ragazzino facevo fatica a tirare fuori dallo strumento un suono che davvero mi soddisfacesse, oggi viceversa trovo
abbastanza facile tirare fuori il mio suono.
