- 20 tasti
- Scala basso: 34"
- Costruzione: bolt-on
- Tastiera: Palissandro
- Manico: Acero
- Corpo: Ontano
- Meccaniche: Fender
- Pick up : 2 single-coils
- Elettronica :passiva, volume volume tono
- Ponte: Fender
- Intercorda: 19 mm.
- Peso: 4 Kg.
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La doverosa premessa è che io non sono un appassionato di vintage. Non
sono un collezionista di strumenti, i bassi mi piace suonarli. Ho avuto per
parecchi anni un Fender Jazz del 1969, venduto alla fine per scarso utilizzo
(suonavo quasi sempre bassi a 6 corde), il mio amore per i bassi mal
sopporta vederli inutilizzati nella custodia, sono fatti per essere suonati. Poi
di recente, un po' per nostalgia, ho acquistato un Jazz del 1970, molto simile
al mio vecchio Jazz del '69 da cui si differenziava solo per la posizione del
pick-up al ponte, in posizione classica anni '70. Era un bel basso, che
suonava decisamente bene, con un timbro che mi ricordava molto il Fender
Jazz Custom Shop 64 NOS che avevo avuto qualche anno fa. Tuttavia nel mio
cuore sentivo che prima o poi avrei dovuto avere un Jazz anni '60 e, quando
ho visto questo Fender Jazz del 1968, non ho resistito alla tentazione. Il
fascino di questi strumenti, oltre che nel suono particolare dato da un lungo
invecchiamento di legni e componentistica, è che sono stati vissuti, hanno
una storia e dei segni che si possono vedere sullo strumento stesso; in
un'epoca in cui va di moda il "relic", cioè la finzione di rendere vissuti gli
strumenti utilizzando lime, raspe e altri attrezzi, qui abbiamo invece i reali
segni del tempo, la vernice che si è screpolata e scolorita con l'utilizzo, i
pick-up che hanno quella sfumatura timbrica leggermente microfonica, il
legno che si è ingiallito invecchiando. Personalmente poi ho sempre amato i
block rettangolari in madreperla sulla tastiera in palissandro e il "binding".Lo
strumento in questione si presenta complessivamente ben conservato ma
soprattutto perfettamente efficiente in tutte le sue funzionalità: il truss-rod
funziona bene e permette di regolare correttamente il manico, i potenziometri
non frusciano, la tastatura nonostante gli anni è ancora buona e nel fare il
set-up sono riuscito a raggiungere un'action bassa senza avere "fritture" su
nessuna zona della tastiera. Le meccaniche svolgono ancora perfettamente
il loro compito, idem per il ponte. Altra nota positiva è il peso, che si aggira
sui 4 Kg., quindi complessivamente un basso abbastanza leggero.
ROBERTO
SALOMONE
STRUMENTAZIONE
Fender Jazz Bass 1968 4 corde
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Ovviamente io, proprio perchè non sono un collezionista, lo strumento voglio anche poterlo suonare e quindi deve essere
soddisfacente anche in termini di come suona e di suonabilità. E sotto l'aspetto timbrico questo Jazz Bass è stato davvero una
incredibile e piacevolissima sorpresa. Negli anni ho posseduto e provato un gran numero di Jazz Bass, ma mai nessuno suonava
come questo esemplare. Il timbro che ne scaturisce, pur essendo la sonorità tipica del Jazz Bass, è particolarmente pieno e corposo,
decisamente con più corpo rispetto a tutti gli altri strumenti simili posseduti in passato. Le note sono molto definite con un grande
attacco. Altra caratteristica interessante è che, chiudendo progressivamente uno dei potenziometri del volume, il suono cambia in
modo progressivo, mentre solitamente iniziando a chiudere ero abituato a ottenere un cambiamento abbastanza repentino, rendendo
più difficile dosare le sfumature timbriche miscelando a piacere i due pick-ups. Il suono del solo pick-up al ponte resta comunque
ancora ricco e piacevole, non diventa secco e asciutto come solitamente capita sul Jazz Bass (e questo si nota ancora di più con il
pick-up in posizione anni '70). Infine il livello del segnale in uscita è leggermente superiore alla media degli altri Jazz Bass avuti in
passato.
